Italian touch

Di Francesca Taroni, Elisabetta Colombo e Paola Menaldo
1 febbraio 2015

Corriere della Sera Living

Corriere della Sera Living 1/2


Abbiamo dedicato questo numero di inizio anno alle tendenze dell’arredo, della decorazione, dell'ospitalità. Una selezione di creativi italiani, architetti e decoratori di interni, ci ha aiutato a fare il punto sulle tendenze e sulle trasformazioni in atto, attraverso visioni e consigli tutt’altro che scontati. Benedetta Tagliabue suggerisce il recupero dei vecchi intonaci come elemento di modernità, i torinesi UdA fanno coincidere architettura e decorazione, Antonino Cardillo si concentra sulle potenzialità del soffitto (“ora ci mettono i faretti ma una volta c’erano gli affreschi”). Gli approcci sono tanti, diversi, ma tutti partono dallo stesso presupposto: non bisogna temere di andare incontro a quello che ci piace e ci corrisponde. — Francesca Taroni

Architetti, arredatori, designer d’interni e decoratori tessili della scena contemporanea raccontano i loro ultimi progetti e fanno il punto sulle tendenze dell’interior decoration 2015. Uno speciale osservatorio tutto italiano che anticipa colori, arredi, nuove tecniche e materiali del prossimo futuro. E apre una finestra sui nuovi modi di vivere la casa. Sfatando miti — la parete scrostata può diventare decoro —, dando buoni consigli — provate il look metallico sulle poltroncine Anni 50 —, lanciando provocazioni — la Casa della Polvere di Cardillo è moderna ma cita l’architettura classica. E poi i colori — il giallo caldo, il rosa polvere, il rassicurante tortora —, le carte da parati a tema vegetale e i soffitti protagonisti. Tra differenze e assonanze, avvertimenti e sbagli da evitare, tutti sembrano concordare su un fatto: mai seguire uno stile preconfezionato, il futuro punta sulla libertà creativa. Anche dell’errore.

  • 1. Chiara Grifantini
  • 2. Andrea Tognon
  • 3. Vincenzo De Cotiis
  • 4. Benedetta Tagliabue
  • 5. Nora P
  • 6. Idarica Gazzoni
  • 7. UdA
  • 8. Dimore studio
  • 9. Antonino Cardillo



Antonino Cardillo

Lo stile. È riassunto nel progetto House of Dust (Casa della Polvere). Il suo manifesto estetico. Ci sono il rosa, sinonimo di bellezza, il riferimento alla storia raccontata dalla polvere (dust) che si posa come cipria sulle pareti, i contrasti (tra superficie liscia e superficie ruvida), le armonie dell’arte classica e l’architettura che diventa racconto.

La casa del 2015. “la mia ambizione è quella di costruire case che siano al di là del tempo, nell’ottica di una progettualità a lungo termine.” Abitazioni che restano belle, senza invecchiare. Un po’ come il vino.

Colori e design: cosa scegliere. I contesti hanno varianti estetiche diverse, per colori (“ogni tono ha un potenziale armonico”) e materiali: più sono naturali più risultati si fanno interessanti. “Il soffitto di House of Dust, per esempio, è una miscela tradizionale di sabbia, acqua e pozzolana. Semplice. Eppure basta un cambio di luce per svelare sfumature inaspettate.”

Il consiglio. Prestate la massima attenzione al soffitto, dice Cardillo. Lì c’è un potenziale creativo che spesso viene ignorato. È il luogo dove l’architettura accade. “Ora ci mettono i faretti, ma un tempo c’erano gli affreschi.”


“La Casa della polvere di Roma ha soffitti rusticati, quasi cavernosi, e tinte rosa cipria.” Fotografia: Antonino Cardillo.

“La Casa della Polvere di Roma ha soffitti rusticati, quasi cavernosi, e tinte rosa cipria.” Fotografia: Antonino Cardillo.



Nato nel 1975, vive tra l’Italia e l’Inghilterra, e per la rivista Wallpaper* “è uno dei più significativi architetti di oggi.” In bilico tra linguaggi antichi e moderni, alla ricerca di codici intramontabili. I suoi lavori sono monolitici, eppure formosi, flessibili e al tempo stesso classici, centrati sull’uso di materiali naturali. Da citare, in negozio Sergio Rossi a Milano e la casa Nomura Koumuten in Giappone.