Un’architettura che guarda al futuro e che ha profonde radici nel passato

LUIGI FRUDÀ, SEBASTIANO COSTANTINO, [articolo], Strenna d’Agosto 2016, Roma,

Strenna d’Agosto 2016

Strenna d’Agosto 2016

Specus Corallii

Di Luigi Frudà e Sebastiano Costantino

Trapani ha guadagnato di recente una nuova perla per il suo centro storico. Nel 2016 si è concluso il lavoro di restauro e di totale ri-progettazione architettonica di un vecchissimo e storico edificio situato in Via Generale Domenico Giglio, 12, a due passi dalla Cattedrale di S. Lorenzo Martire. Luogo in totale stato di abbandono che nel secolo scorso veniva adoperato come spazio per l’oratorio dei giovanissimi della Cattedrale. Per volontà di Padre Gaspare Gruppuso e del Consiglio Pastorale della Parrocchia di S. Lorenzo si è attivato un progetto di totale rinascita e riuso dello stabile. La magia professionale e l’intelligenza dell’Architetto Antonino Cardillo hanno fatto il resto, insieme alla bravura e al ‘genio’ locale di una squadra di persone e di professionisti cui molti nomi sono consegnati, uno per uno, alla storia di Trapani in un elegantissimo opuscolo di presentazione dell’opera curato e scritto dallo stesso Architetto Cardillo. A lui la parola che interpreta la chiave progettuale, simbolica, identitaria e di prospettiva di questo nuovo gioiello che orna e arricchisce Trapani.

Lo Speco dei Coralli è un riparo dal mondo. Una grotta dove l’amore può ancora accadere. Il luogo dove la città ritrova la sua dimensione sacrale che lega coloro che furono a coloro che sono. Lo Speco dei Coralli esplora un’idea premoderna: quando l’architettura era immaginazione e, la città, labirinto della memoria. Quel labirinto che si rinnova ogni giorno con le carezze dei nostri occhi; che ci parla, silente, di vite trascorse. L’immaginario è il luogo dove i morti parlano ai vivi. Dove s’invera l’idea della vita quale permanenza e tradizione. Senza questo silenzioso dialogo, la città muore; l’intrattenimento e l’alienazione prendono il sopravvento neutralizzando, così, il potenziale sovversivo dell’amore. Lo Speco dei Coralli parla del sacro che proviene dal mare. La misura dello spazio racconta le allegorie della bellezza e della metamorfosi, figurate da conchiglie, evocate nei sedimenti della pietra del basamento, e coralli, alle cui flessuose asperità allude il rinzaffo rosa della volta perpendicolare. Conchiglie e coralli popolano l’immaginario della città di Trapani. La storia dell’arrivo della Madonna dal mare e le pietre intagliate del suo Santuario rivelano quanto, assieme alla tradizione dei coralli, il tema della conchiglia sia mito fondativo della sacralità della città. Il colore e le superfici tattili dello Speco riscoprono la sensualità delle polveri e della pietra che ci parlano del luogo e delle viscere della terra dove sono state cavate. Così, Specus Corallii, con il suo evocare la dimensione misterica di un mondo sommerso, racconta quell’immaginario che, dal mare, sedimenta da millenni il senso della vita della città e del suo paesaggio. Lo Speco dei Coralli appare come un antico oratorio. La configurazione classica della sua architettura, un rettangolo regolato dalla ‘sezione argentea’, lo rende disponibile ad usi ed interpretazioni diversi; evitando che, la dominanza della funzione e della tecnologia, per l’architettura da sempre pretesti casuali e transitori, possa esitare l’obsolescenza dell’opera.

Antonino Cardillo, Specus Corallii, Sala Laurentina, Cattedrale di Trapani, 2016. Fotografia: Antonino Cardillo

Antonino Cardillo, Specus Corallii, Sala Laurentina, Cattedrale di Trapani, 2016. Fotografia: Antonino Cardillo

Fonte

LUIGI FRUDÀ, SEBASTIANO COSTANTINO, ‘Specus Corallii. Un’architettura che guarda al futuro e che ha profonde radici nel passato’, Strenna d’Agosto 2016, La Ragnatela, Roma, mar. 2017, pp. 305–307.