Una regina dentro un castello

Abitare la terra, Roma,

Mario Pisani su Mammacaura, l’intervento di Cardillo nelle saline Ettore e Infersa, sulla rivista di Paolo Portoghesi, Abitare la terra

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L’intervento nelle saline Ettore e Infersa a Mammacaura, Marsala 2021

L’intrigante nome di Mammacaura indica ciò che i salinai chiamano il sedimento prodotto dal processo di cristallizzazione del sale, per evaporazione dovuta ai raggi del sole sul fondo delle vasche delle saline della Laguna dello Stagnone. [Qui] oltre alla pulizia delle vasche salanti, si procede alla livellatura, sostituendo il materiale calcareo da cui è composto il suolo della vasca nei punti dove è necessario, compattando il tutto con una rullatura. Questo materiale è chiamato in gergo “Mamma Caura”. Lo Stagnone, la laguna più ampia presente in Sicilia, si estende tra Capo Boeo e il promontorio di Birgi con acque da 1 a 2 metri, in alcuni punti non più di 20-30 cm. All’interno appaiono le Isole dello Stagnone. Si tratta di una riserva naturale, istituita nel 1984, che nasce in seguito ai movimenti della sabbia dovuti alle correnti sottomarine. Queste hanno provocato la chiusura di una parte di mare e l’acqua è divenuta più stagnante, per la temperatura al di sopra del normale. L’attività principale dell’area, oltre alla pesca è quella delle saline esercitata con l’evaporazione dell’acqua incanalata nei laghetti, per poi raccogliere il sale. Il pompaggio dell’acqua e la macinazione del sale la si deve ai mulini a vento, alcuni oggi restaurati e funzionanti.

A sud dell’area, la Regia Aeronautica fece costruire un importante idroscalo militare attivo durante il secondo conflitto mondiale con grandi aviorimesse in cemento armato, progettate da Pier Luigi Nervi e, all’epoca, del tutto innovative nel panorama architettonico. Nella parte nord è presente, già nel 1272, la Tonnara di San Teodoro e si può visitare la Baia dei Fenici.

L’autore del progetto, noto ai nostri lettori perché sulle pagine di Abitare la Terra sono già apparse alcune sue opere, ritiene che il nome Mammacaura “potrebbe rivelare una proiezione psichica inconscia dell’immagine archetipica della madre terribile – una costante dell’isola di Sicilia – che imprigiona l’Essere in un cerchio d’immutabilità”. L’intervento messo a punto non allude solo a tracce della memoria di ciò che quel luogo è stato nel passato ma, con il gusto e la sensibilità d’oggi, prova a reinterpretarlo senza alcuna volontà di stravolgerlo con segni del tutto estranei. Lo fa mettendo a punto una che, affacciata sul mare, si estende per circa 1.000 metri quadrati dove si nota la nuova pavimentazione, realmente essenziale, realizzata con la pietra gialla calcarenite che allude ad un chiaro riferimento all’ecosistema antropico della salina e a un dialogo con l’ambiente circostante.

Un linguaggio modulato su segni essenziali appare anche nel rifacimento di un edificio cubico, impreziosito da un banco-bar rivestito da tre coppie di lastre di granito rosa e smalto lucido rosa-cremisi sui terminali stondati in pianta ad arco.

Cardillo, più che citare l’opinione di critici che si sono occupati del suo lavoro, nelle note di progetto riporta quella di Giuseppe Pipitone, l’imbianchino che ha dipinto lo smalto nella sala e che, a proposito di quell’insieme di raffinata eleganza, sostiene: “è come una regina dentro un castello.”

Mammacaura
Antonino Cardillo, Mammacaura, Saline Ettore e Infersa, Marsala, 2021. Fotografia: Antonino Cardillo

Fonte

  • , “L’intervento nelle saline Ettore e Infersa a Mammacaura, Marsala 2021”, Abitare la terra [sommario], n. 60, dir. Paolo Portoghesi, Roma, lug. 2023, pp. 30‑33 [italiano, inglese].