Un paesaggio immaginario

Dipartimento di Architettura, Università di Palermo, Palermo,

Antonio Biancucci introduce la lezione Stile, forma, proporzione, posizione, nell’ambito della serie del Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo

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Introduzione

Benvenuti. Oggi siamo qui per l’ultimo incontro di quest’anno del ciclo di lezioni sul progetto contemporaneo per la giovane architettura, e do il benvenuto all’architetto Antonino Cardillo.

Un saluto particolare alla professoressa Antonietta Iolanda Lima, riferimento importante del Dipartimento di Architettura di Palermo, storica di fama nazionale e internazionale ma anche progettista che si è impegnata sul campo in prima persona. Tengo a ricordare un suo piccolo libro su Palermo, che per me è stato fondamentale quando ero studente per capire le dinamiche di questa città: fra le moltissime cose che ha scritto, è un documento utilissimo per chi comincia gli studi di architettura.

Con oggi chiudiamo il ciclo di interventi volti a far conoscere ai nostri studenti i possibili approcci al mestiere di architetto, inteso in senso ampio e alto. Ho avuto piacere di invitare Cardillo a chiuderlo perché è una figura di assoluta peculiarità nel panorama siciliano. Siamo quasi coetanei, e tengo a precisare che «giovane» qui non si riferisce all’età anagrafica ma a un approccio di sperimentazione, curiosità, ricerca e innovazione, che credo lui abbia incarnato in maniera esemplare.

È un architetto siciliano formato in questa scuola, che però ha costruito il proprio percorso lavorativo, nemo propheta in patria almeno all’inizio, costruendo relazioni in campo internazionale, con una riconoscibilità straordinaria che difficilmente troviamo in situazioni analoghe qui in Sicilia.

Un tema che mi aveva incuriosito è che all’inizio della sua carriera il lavoro era fatto costruendo un paesaggio immaginario di architetture non realizzate, che lasciavano prefigurare una possibile visione, una trasformazione dello stato dell’arte. Fra i primi ha sperimentato a un livello elevato il tema della rappresentazione digitale, e quindi la costruzione di un mondo virtuale che potesse rispecchiare, o dare una visione alternativa, alla realtà quotidiana. Da giovane architetto ha sviluppato in modo attento e professionale una serie di progetti immaginari che gli hanno dato grandissima visibilità internazionale, tanto che questa sua proposta, se vogliamo provocatoria, promozione culturale ma anche indagine sul campo, l’ha spinto a una serie di interazioni che l’hanno aiutato e incoraggiato: da quei progetti sono venuti incarichi all’estero, fra cui una casa in Giappone.

Poi c’è un altro motivo di interesse. Nel suo percorso comincia sperimentando sui temi dell’organico e del contemporaneo, e andando avanti nel tempo c’è stata quasi una sorta di sciacquare i panni in Arno: un’indagine su temi che stanno prima, con riferimenti al classico, a un certo sistema delle regole. Un altro tema che abbiamo in comune è la passione per Soane: è intervenuto dentro il Sir John Soane’s Museum di Londra, una delle architetture più straordinarie che ci siano. Alcuni suoi lavori sono stati pubblicati e altri usciranno il mese prossimo su Casabella.

È legato anche al territorio trapanese, dove ha realizzato opere importanti: Mammacaura, che molti di voi conoscono. Da questo punto di vista mi interessava il suo rapporto fra globale e locale, come sia riuscito a declinare il tema dell’identità dentro lo scenario culturale generale in cui ci muoviamo. L’architettura è sempre espressione del tempo in cui viviamo, e il nostro tempo è abbastanza confuso: deve riuscire a fornire risposte, e non è sempre così semplice. Vi invito a conoscere la sua opera anche attraverso le due pubblicazioni, e alla fine faremo un commento con i colleghi. Ti do la parola, grazie ancora, Antonino.

Note

  1. ^ , Palermo: struttura e dinamiche, Testo & Immagine, Torino, 1997, 408 pp.; impaginazione e disegni di Antonino Cardillo.
  2. ^ L’espressione è di Alessandro Manzoni, che riscrisse I promessi sposi a Firenze per depurarne la lingua: tornare a una sorgente per rifare la propria.
  3. ^ , “”, Casabella, n. 970, dir. Francesco Dal Co, Milano, giu. 2025, pp. 96‑101.

Fonte

  • , “Introduction”, introduzione orale alla lezione Stile, forma, proporzione, posizione di Antonino Cardillo, La giovane architettura 4, Dipartimento di Architettura, Università di Palermo, 25 mar. 2025 [italiano]; trascrizione pubblicata su , 5 ago. 2026.