Grotta apollinea e dionisiaca

Illuminum Fragrance, Londra,

Otto argomenti per spiegare alla stampa la grotta di Dover Street: metrica apollinea, superfici dionisiache, colori rivelati dall’olfatto

Argomenti

Generi articolo
Serie grotte
Temi grigio

Articolo

Colore come una narrazione: un progetto architettonico di Antonino Cardillo

Grotta apollinea e dionisiaca

Quest’opera d’architettura reca una qualità dualistica. Le metriche che strutturano le cavità della grotta raffigurano l’idea del razionale (apollineo). Tutt’intorno, superfici dalla tessitura scabra indagano l’idea dell’irrazionale (dionisiaco).

Erotismo dall’architettura antica

Prima dell’età moderna l’architettura faceva da ponte all’erotismo. Poiché pitture e sculture erano unite in permanenza allo spazio, l’architettura era una narrazione umana. La piccola grotta grigia di Dover Street celebra l’erotismo celato nell’atto della costruzione. Svelato dalle pareti intonacate con gesto selvaggio e dalla volta creata dalla cazzuola dei muratori, quell’erotismo suggerisce una dominanza sensuale del vuoto.

Ninfeo

Oltre le tre finestre sulla strada la stanza appare semicelata come la casa delle ninfe di un giardino rinascimentale o di un giardino pittoresco. Le ninfe sono generalmente considerate spiriti divini che animano la natura. La casa delle ninfe reca dunque l’idea del dischiudersi dei sensi. Simboleggia il luogo dove i sentimenti umani sono più legati alla terra e dove l’olfatto è più amplificato.

Camere di luce

Gli spazi interstiziali davanti alle finestre derivano dalla sovrapposizione dei due perimetri, il nuovo confine e i muri esistenti dell’edificio. Combinano due rapporti diversi: 1:2 le finestre esistenti, 1:4 i nuovi varchi che interrompono l’effimero perimetro della stanza. Rappresentano il luogo dove la luce è interpretata prima di essere introdotta nella stanza principale. Sono dipinti di un verde mutevole che si adatta alla tinta della luce del cielo. All’interno, piccoli specchi accanto alle finestre.

Dialogo con il tempo atmosferico

Ogni superficie tessiturata interpreta la luce dispersa dalle tre camere di luce. Le superfici sono mutevoli perché in dialogo costante con il tempo atmosferico. Così il vuoto architettonico risuona con le onde della luce, come il vuoto della cassa armonica di uno strumento musicale con le onde del suono.

Cenere pozzolanica

Recata dal vulcano Vesuvio (Napoli) a Londra, questa polvere minerale fu largamente usata nell’antica Roma per costruire le maggiori fabbriche della tarda antichità. La più celebre è la cupola del Pantheon a Roma. Il progetto usa ceneri pozzolaniche a vista e calce grassello secondo l’antico rapporto di 6:4.

Profumi come colori invisibili

Una volta dentro, si è circondati dal grigio poiché la narrazione del colore abita il piano olfattivo della percezione. Spogliare le associazioni apprese, costruite intorno a grafiche, nomi, ingredienti, incoraggia un’esperienza del profumo più fisica e intuitiva; i suoi componenti (gli oli profumati) provengono in origine dalla terra. Più vicini alla terra, dentro la grotta, i visitatori sono invitati a un rito: esplorare la propria narrazione personale, il proprio viaggio fra i trentasette luoghi odorosi, invisibili e celati. Un tempo fuggevole e volatile, ogni profumo abita ora la propria camera.

Teatro del “Profumo sospeso”

Dentro la stanza Antonino Cardillo ha disposto un percorso semicircolare per l’allestimento del “Profumo sospeso”: le coppe di vetro olfattive disegnate da Asakala Geraghty e soffiate a bocca dal maestro vetraio Elliot Walker. Esplorando la coesione fra le parti, l’impianto di questo nuovo organismo suggerisce riferimenti architettonici: l’esedra, come dev’essere un ninfeo, il lampadario ottomano (dove la candela si è evoluta in fragranza), lo strumento musicale a corde o il colonnato degli emicicli architettonici dell’antica Roma e delle facciate a circo di Bath e di Regent’s Park di John Nash.

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