Associazione Italiana di Architettura e Critica
Per cinque giorni il Baglio Florio, la masseria ottocentesca che sorge dentro il parco archeologico di Selinunte, ospitò un congresso internazionale convocato dall’Associazione Italiana di Architettura e Critica con presS/Tfactory. Il programma alternava tre registri: critici, ospiti e, sotto il nome di Talents, una ventina di studi under 35 raccolti dall’Ucraina alla Corea del Sud, dal Messico a Malta. Attorno a loro parlarono Daniel Libeskind, James Wines, Stefano Boeri, Mario Cucinella, Neil Leach, Hans Ibelings, Bill Menking e Aaron Levy; i pomeriggi si spostavano a Castelvetrano e si chiusero con una visita ai templi. Antonino Cardillo lesse la mattina del secondo giorno, nel primo panel dei Talents, accanto a Frida Escobedo e Gilad-Shiff Architecture: il panel fu presentato da Prestinenza Puglisi, presidente dell’AIAC, con Valerio Paolo Mosco come critico e Luca Maria Fabris alla moderazione. Le giornate si aprirono con i saluti di Caterina Greco, direttrice del parco, e di Alberto Ditta, presidente dell’Ordine degli architetti di Trapani.
Partecipanti
- Altroom, Ucraina
- BiCuadro, Italia
- Blaf Architecten, Belgio
- Boundary Unlimited, Taiwan–Paesi Bassi
- Antonino Cardillo, Italia
- Demo Architects, Paesi Bassi–Italia
- Design Ether, India
- Frida Escobedo, Messico
- Gilad-Shiff Architecture, Israele
- Ia-Architectures, Francia
- Jojko+Nawrocki Architects, Polonia
- Francesco Librizzi, Italia
- Moya Trovato Arquitectos, Spagna
- Annette Pui Man Chu, Hong Kong
- Beatriz Ramo – STAR, Paesi Bassi–Spagna
- Roman Rutowsky, Polonia
- Urbantainer, Corea del Sud
- Tom van Malderen Architecture Project, Malta
- Vicini TBR, Repubblica Dominicana
- Zero Architetti, Italia
Antonino Cardillo
A diciassette anni m’imbattei in questa frase: «L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito: qui è la chiave di tutto». Goethe la scrisse il 13 aprile 1787 nel suo diario del viaggio siciliano, durante il soggiorno a Palermo. Per anni ho cercato di capire la ragione di un’affermazione così netta e, a tratti, sorprendente.