Immagini






Pembrokeshire,
Il settimo capitolo della collezione Case per nessuno, questa dimora espressionista di scultura intraprende un viaggio nell’eredità dei Normanni. Interagisce con la luce per manipolare la percezione, proponendo un’esplorazione della storia
Antonino Cardillo
Siamo di natura uguale ai sogni, la breve vita è nel giro d’un sonno.
— William Shakespeare, The Tempest (1623)
Oggi la gente sembra ignorare le antiche migrazioni che modellarono le terre del nord. Persa in un presente opaco, dimentica le vie che dal passato condussero al nostro tempo. Alcune memorie. Nell’età di mezzo, tra il 1130 e il 1194, l’Inghilterra, e in parte il Galles e l’Irlanda, condivisero con la Sicilia una comune dominazione Normanna: mercenari bizantini ed estimatori delle civiltà orientali, questi conquistatori venuti dal nord introdussero uno scambio affascinante tra le sponde settentrionali e il Mediterraneo.
Per la seconda volta nella storia britannica ruppero l’isolamento dell’isola, introducendo conoscenza dall’Oriente, con la riscoperta dei testi classici, ponendo le fondamenta per la nascita dell’età moderna. Ma la storia è piena di violenza: la civilizzazione dominante prende possesso di quella sottomessa e si adopera a nascondere il furto attraverso la scrittura della storia; e le incomprensioni iniziano laddove la memoria è perduta.
Così, imparando dal passato, può l’architettura guarire le ferite imposte dalla storia? Può illuminare le anse oscure del passato, rivelando le cupe tende dell’ignoranza? Casa porpora rappresenta un viaggio inconscio attraverso questa eredità Normanna: esplorando diversi elementi, seguendo empiricamente percorsi, rievocando visioni, nella speranza di trovare un senso perduto: quali furono gli scambi tra l’Inghilterra, il Galles, l’Irlanda, la Sicilia e l’“Oriente”?
Compatto, complesso, oppressivo, espressionista, il vuoto interno di una scultura cava inala luce: una luce che si spande sulle curvature e sulle paratie, si raggruma agli angoli e scivola via tra gli interstizi. Rischiara una ampia volta adamantina creando sfumati e dilatandola.
Dal giorno al tramonto, la luce muta il senso dello spazio e la percezione delle forme: al mezzogiorno, la luce sfora le aperture trapezoidali scavate dentro i muri; sopra, sul soffitto, la luce si tramuta in lame veloci, tagliate da un ingigantito brise-soleil. Al tramonto, la sala si rabbuia.
Le cose dello spazio, ora oscurate, contrappuntano bagliori lontani, spalmati intorno e dentro il basamento scavato: sotto grotta infuocata, sopra braciere riverberante una volta che ascende. Nel tempo di una giornata solare, buio e luce si scambiano i ruoli, interpretando il racconto di un’architettura frammentaria e monolitica; fatta di pietra, cemento e porpora.
worldarchitecturenews.com Londra, 23 giu. 2011






2025 – 2013
Questa riflessione ermeneutica nasce dalle conversazioni con Miriam Scotto di Santolo e accosta le Sette case per nessuno come architetture immaginali. Mai costruite, eppure percepite come reali dopo la pubblicazione sulla stampa internazionale, sono lette attraverso il mundus imaginalis di Henry Corbin: un mondo intermedio dove l’immaginazione è organo di conoscenza e l’immagine possiede consistenza metafisica. Non sono case immaginate, ma visioni archetipiche che emergono nell’ʿālam al-mithāl, il mondo delle visioni della teosofia islamica. Come Odisseo, che non cerca una dimora ma un ritorno all’origine, sono per nessuno perché appartengono a tutti: forme che chiedono di essere contemplate, non abitate.
antoninocardillo.com, Eryx, (en, it)
Questa lezione articola il mestiere dell’architetto in quattro domande – stile, forma, proporzione, posizione – dove la prima chiede chi si è e l’ultima dove si è. L’immagine della Casa porpora apre la prima, lo stile: «Chi sono?». Vi si racconta la storia delle Sette case per nessuno, corpus che sembrava costruito ed era un’invenzione letteraria, nata oltrepassando la figura del cliente, da una formazione segnata dai videogiochi e dall’incontro con Antonietta Iolanda Lima.
La giovane architettura 4, Dipartimento di Architettura, Università di Palermo, Palermo, (en, it)
Questa conferenza riflette sulla manipolazione della storia, sull’illusione della professionalità e sull’integrità del fare architettonico. Delle Sette case per nessuno il relatore dice di vederle come una cattiva risposta a una buona domanda: come influenzare il sistema chiuso di un giornalismo legato agli studi corporativi. Creando da sé le immagini al computer dei propri progetti, reintegra una divisione artificiosa dei ruoli; e quelle case gli insegnano a colmare il divario tra l’idea e la sua rappresentazione, in immagini che tentano una mitologia.
Constructed Realities, Goethe‑Universität, Deutsches Architekturmuseum, Francoforte sul Meno, (de, en, it)
Registrata all’interno della Casa della polvere a Roma, questa intervista torna sulle architetture pubblicate come costruite e realizzate soltanto al computer. Vi sono dette una mappa immaginaria di luoghi, derivata dallo studio della storia, che l’idea dell’architettura come immaginario attraversa per intero: Ledoux, Boullée, Sant’Elia, i primi progetti di Mies van der Rohe. Nell’azione è riconosciuto un aspetto sovversivo, una breccia in un muro senza la quale nulla si sarebbe costruito; l’intervista a Der Spiegel è il racconto sul racconto.
Radio3 Suite, RAI Radio 3, Roma, (en, it)
2019 – 2011
Akshaya Muralikumar
La Purple House è un tentativo di relazionarsi con l’eredità normanna, rievocando la storia dell’Inghilterra fino al Medio Oriente, dove gli elementi architettonici espressionisti richiamano alla guarigione della storia.
re-thinkingthefuture.com, Nuova Delhi, 10 agosto 2019 (en, it)
Jeanette Kunsmann con Stephan Burkoff
Cardillo ha creato un labirinto di verità e illusioni. Un racconto dai molteplici livelli. […] Non esiste una sola verità – la realtà: non esiste. Antonino Cardillo l’ha costruita.
DEAR Magazin, n. 1, Berlino, aprile 2017, p. 84 (de, en, it)
Christian Holl
Come usiamo i media oggi per costruire la nostra realtà dalla materia e dall’immaginario, e con quali conseguenze? […] Ora, se il caso Cardillo servisse a discutere […] queste domande, esso potrebbe fare di più per il discorso sull’architettura di coloro che pensano di avere sempre una risposta.
german-architects.com, Stoccarda, 29 luglio 2012 (de, en, it)
Gabriele Detterer
Per inciso, l’architettura è sempre stata effimera e virtuale, spiega. Da Palladio a Schinkel, da Sant’Elia a Mies van der Rohe, il costruire con idee in forma surrogata avrebbe influenzato lo sviluppo dell’architettura e cambiato la realtà.
Neue Zürcher Zeitung, n. 164, Zurigo, 17 luglio 2012, p. 40 (de, en, it)
Peter Reischer
A un’email inviata con la richiesta di chiarimenti e la segnalazione che le foto di architettura rappresentate o trasmesse non sono affatto foto ma simulazioni, si riceve la lapidaria risposta: «Sono un artista e, come artista, manipolo la realtà! Tutto qui!»
Falter, n. 19/12, Vienna, 9 maggio 2012, p. 31 (de, en, it)
Andrea Chiu
Acclamato come un architetto impressionista, Antonino Cardillo crea opere di architettura che catturano il fluire del tempo con i suoi effetti di luce e ombra.
Ravenel, n. 6, Taipei, agosto 2013, pp. 70‑73 (en, it, zh)
Devyani Jayakar
Diversamente dalla Casa Rossa [di William Morris] del diciannovesimo secolo a Londra, che rappresenta la ricerca di un’identità nazionale britannica, la mia Casa porpora cerca di richiamare alla memoria le rotte dimenticate tra il Mediterraneo e le coste britanniche, che durante il medioevo hanno costituito la base dell’era moderna occidentale.
Inside Outside, n. 315, Mumbai, settembre 2011, pp. 147‑148 (en, it)
2025 – 2010
Dipartimento di Architettura, Università di Palermo
Su invito del professore Antonio Biancucci, con Salvatore Oddo, Antonino Cardillo presenta le sue opere nella lezione “Stile, forma, proporzione, posizione”, parte della serie di conferenze La giovane architettura 4 al Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Vi argomenta la serie Sette case per nessuno, nelle sezioni “Stile” e “Forma”; un’immagine della Casa porpora apre la lezione.
Palermo, (en, it)
Istituto Luce Cinecittà
Su invito del curatore Diego Grammatico, Cardillo parla del suo rapporto tra videogiochi e architettura nella conferenza “Da Zak McKracken a House of Dust”, parte di un panel per il festival Rome Video Game Lab dell’Istituto Luce presso gli Studi di Cinecittà. Vi racconta la storia della serie Sette case per nessuno: case prodotte in realtà virtuale che per anni molti credettero costruite.
Roma, (en, it)
Goethe-Universität
Su invito dei professori Chris Dähne, Frederike Lausch e Bettina Rudhof, Cardillo proietta il video Seven Houses for No One prima della conferenza “Realtà falsificata”, parte della serie Constructed Realities della Goethe-Universität al Deutsches Architekturmuseum di Francoforte. Per quasi dieci minuti, le immagini delle sette case scorrono sul Preludio del primo atto del Lohengrin di Richard Wagner, fra le sue parole allo Spiegel e un aforisma di Oswald Mathias Ungers sulla realtà.
Deutsches Architekturmuseum, Francoforte sul Meno, (de, en, it)
Schweizerisches Architekturmuseum
Il curatore Hubertus Adam espone alcune pubblicazioni sulla Casa delle convessità, della serie Sette case per nessuno, e menziona il “fenomeno Cardillo” nella mostra Bildbau. Schweizer Architektur im Fokus der Fotografie allo Schweizerisches Architekturmuseum di Basilea.
Basilea, – (de, en, it)
Chelsea College of Art and Design
Su invito della professoressa Ana Araujo, Cardillo racconta le sue immagini generate al computer nella lezione “Luce e rendering” parte della serie Spaces & Narrations al Chelsea College of Art and Design. La Casa porpora chiude il video di immagini che accompagna la lezione.
Londra, (en, it)
2025 – 2010
2026 – 2010