Immagini







Kew, Melbourne ,
Il quinto capitolo della collezione Case per nessuno, questa abitazione intraprende un viaggio nel regno della paura e dei desideri inconfessati. Si impegna con la luce per manipolare la percezione, proponendo un’esplorazione di diverse identità formali
Antonino Cardillo
Allora ho pensato che avrei potuto comporre della musica che fosse molto moderna utilizzando l’architettura digitale, pur esprimendo un tipo di suono molto primitivo: che fosse usato prima del Cattolicesimo, cantato nelle caverne e negli oceani.
— John Foxx, The Quiet Man (2007)
In segreto, ciascuno è attratto da ciò che teme e la paura risveglia desideri inconfessabili. Rimaniamo turbati nel riconoscere che, in luoghi remoti del nostro universo interiore, alberga anche ciò che, in apparenza, ci è estraneo. Scopriamo che identità e differenza sono concetti ambigui, e che la differenza si rivela uno strumento d’indagine della propria identità.
Due luoghi distinti di un’abitazione diventano qui pretesto per raccontare una storia tra due diverse identità formali. Disegnata per un sobborgo di Melbourne, e interna a un lotto rettangolare, la casa è composta da due parti. Una parte pubblica – la cui stesura in pianta è caratterizzata da una deviazione dal percorso rettilineo dell’ingresso – che sembra in alzato la carena di una nave o una luna di cemento d’improvviso affiorante da uno specchio d’acqua.
L’altra parte privata, realizzata da un lungo edificio aderente al perimetro del lotto, che definisce un porticato aperto al giardino e chiuso al parcheggio. Nello realizzarsi dentro lo spazio, ciascuna delle due entità geometriche mantiene memoria di una presunta origine comune. Così, cose dell’una appaiono nell’altra.
Pertanto, la strategia di occupazione dello spazio va oltre la giustapposizione delle parti. Suoni dell’una risuonano nell’altra; soprattutto nella cavea della sala principale, dove la forma dello spazio induce dubbio su dove finisca identità e dove cominci differenza.
worldarchitecturenews.com, Londra, 20 nov. 2009







2025 – 2013
Questa riflessione ermeneutica nasce dalle conversazioni con Miriam Scotto di Santolo e accosta le Sette case per nessuno come architetture immaginali. Mai costruite, eppure percepite come reali dopo la pubblicazione sulla stampa internazionale, sono lette attraverso il mundus imaginalis di Henry Corbin: un mondo intermedio dove l’immaginazione è organo di conoscenza e l’immagine possiede consistenza metafisica. Non sono case immaginate, ma visioni archetipiche che emergono nell’ʿālam al-mithāl, il mondo delle visioni della teosofia islamica. Come Odisseo, che non cerca una dimora ma un ritorno all’origine, sono per nessuno perché appartengono a tutti: forme che chiedono di essere contemplate, non abitate.
antoninocardillo.com, Eryx, (en, it)
Questa lezione articola il mestiere dell’architetto in quattro domande – stile, forma, proporzione, posizione – dove la prima chiede chi si è e l’ultima dove si è. Alla prima risponde la storia delle Sette case per nessuno: oltrepassata la figura del cliente, un corpus che sembrava costruito ed era un’invenzione letteraria entra come un “cavallo di Troia” nella narrazione dominante dell’architettura, e diventa una forma di sovversione. Nella seconda le case sono riconsiderate: cercavano una continuità con le residenze di Frank Lloyd Wright, in una sintesi sincretica con il tardo antico di Roma, certe architetture orientali e il cemento armato.
La giovane architettura 4, Dipartimento di Architettura, Università di Palermo, Palermo, (en, it)
Questa conferenza riflette sulla manipolazione della storia, sull’illusione della professionalità e sull’integrità del fare architettonico. Delle Sette case per nessuno il relatore dice di vederle come una cattiva risposta a una buona domanda: come influenzare il sistema chiuso di un giornalismo legato agli studi corporativi. Creando da sé le immagini al computer dei propri progetti, reintegra una divisione artificiosa dei ruoli; e quelle case gli insegnano a colmare il divario tra l’idea e la sua rappresentazione, in immagini che tentano una mitologia.
Constructed Realities, Goethe‑Universität, Deutsches Architekturmuseum, Francoforte sul Meno, (de, en, it)
Registrata all’interno della Casa della polvere a Roma, questa intervista torna sulle architetture pubblicate come costruite e realizzate soltanto al computer. Vi sono dette una mappa immaginaria di luoghi, derivata dallo studio della storia, che l’idea dell’architettura come immaginario attraversa per intero: Ledoux, Boullée, Sant’Elia, i primi progetti di Mies van der Rohe. Nell’azione è riconosciuto un aspetto sovversivo, una breccia in un muro senza la quale nulla si sarebbe costruito; l’intervista a Der Spiegel è il racconto sul racconto.
Radio3 Suite, RAI Radio 3, Roma, (en, it)
2019 – 2010
Akshaya Muralikumar
La casa non ha solo il profilo ispirato alla luna, ma anche una vibrazione sottile.
re-thinkingthefuture.com, Nuova Delhi, 10 agosto 2019 (en, it)
Jeanette Kunsmann con Stephan Burkoff
Cardillo ha creato un labirinto di verità e illusioni. Un racconto dai molteplici livelli. […] Non esiste una sola verità – la realtà: non esiste. Antonino Cardillo l’ha costruita.
DEAR Magazin, n. 1, Berlino, aprile 2017, p. 84 (de, en, it)
Lucie Červená
L’ispirazione dall’architettura romana, sia per la sua monoliticità che per le sue forme curve, è evidente nella costruzione.
Projekt, n. 9/10, Praga, settembre 2010, p. 32 (cs, en, it)
Lucy Foster
Chiunque dica che l’Australia manca di cultura non ha mai incontrato il cliente che ha commissionato questa casa esemplare.
ShortList, n. 109, Londra, gennaio 2010, p. 8 (en, it)
2025 – 2010
Dipartimento di Architettura, Università di Palermo
Su invito del professore Antonio Biancucci, con Salvatore Oddo, Antonino Cardillo presenta le sue opere nella lezione “Stile, forma, proporzione, posizione”, parte della serie di conferenze La giovane architettura 4 al Dipartimento di Architettura dell’Università di Palermo. Vi argomenta la serie Sette case per nessuno, nelle sezioni “Stile” e “Forma”.
Palermo, (en, it)
Istituto Luce Cinecittà
Su invito del curatore Diego Grammatico, Cardillo parla del suo rapporto tra videogiochi e architettura nella conferenza “Da Zak McKracken a House of Dust”, parte di un panel per il festival Rome Video Game Lab dell’Istituto Luce presso gli Studi di Cinecittà. Vi racconta la storia della serie Sette case per nessuno: case prodotte in realtà virtuale che per anni molti credettero costruite.
Roma, (en, it)
Goethe-Universität
Su invito dei professori Chris Dähne, Frederike Lausch e Bettina Rudhof, Cardillo proietta il video Seven Houses for No One prima della conferenza “Realtà falsificata”, parte della serie Constructed Realities della Goethe-Universität al Deutsches Architekturmuseum di Francoforte. Per quasi dieci minuti, le immagini delle sette case scorrono sul Preludio del primo atto del Lohengrin di Richard Wagner, fra le sue parole allo Spiegel e un aforisma di Oswald Mathias Ungers sulla realtà.
Deutsches Architekturmuseum, Francoforte sul Meno, (de, en, it)
Schweizerisches Architekturmuseum
Il curatore Hubertus Adam espone alcune pubblicazioni sulla Casa delle convessità, della serie Sette case per nessuno, e menziona il “fenomeno Cardillo” nella mostra Bildbau. Schweizer Architektur im Fokus der Fotografie allo Schweizerisches Architekturmuseum di Basilea.
Basilea, – (de, en, it)
Chelsea College of Art and Design
Su invito della professoressa Ana Araujo, Cardillo racconta le sue immagini generate al computer nella lezione “Luce e rendering” parte della serie Spaces & Narrations al Chelsea College of Art and Design. La Casa della luna di cemento compare nel video di immagini che accompagna la lezione.
Londra, (en, it)
2025 – 2009
2024 – 2009