Opere a Rischio
Villa Atelier di Maurizio Betta

di Antonino Cardillo





Caro Direttore,

Nell’ultimo decennio, il paesaggio del Lago di Garda è stato irrimediabilmente degradato da una diffusa edilizia speculativa in stile: découpage e trompe-l’œil ornano vaste lottizzazioni di case a schiera. Propongono agli acquirenti una storia caricaturale, rievocando nell’immaginario collettivo quell’idea astratta e soprattutto astorica di antico costruita per lo più su generici riferimenti massmediatici.

In quest’ambito culturalmente devitalizzato, nel paese di Polpenazze, presso la Rocca di Manerbio, un piccolo pendio nasconde un’emozionante sorpresa. Si tratta di una residenza singolare progettata nel 1973 dall’architetto Maurizio Betta. Oggi l’opera, recentemente acquisita da un’impresa di costruzioni bresciana, sta per essere demolita per realizzare un complesso di case a schiera. La Soprintendenza di Brescia si è opposta e, utilizzando l’unico strumento ordinario disponibile nella legislazione, ha richiesto alla DARC il riconoscimento d’importante interesse artistico dell’opera ai sensi dell’art. 20 della legge 633/1941. Tale strumento abiliterebbe l’architetto creatore dell’opera all’esclusiva competenza su eventuali successive modifiche all’impianto originale. Allo stato attuale la DARC ha rifiutato tale riconoscimento poiché l’architetto Betta, non è considerato dalla storiografia una figura di rilievo nel panorama dell’architettura locale, nazionale, internazionale. In questi casi questo strumento legislativo si dimostra labile ai fini della tutela del contemporaneo, perché la storia insegna che a volte personaggi e opere di grande rilievo vengano scoperti dalla storiografia dopo decenni e viceversa non sempre opere che riscuotono grande consenso nell’immediato sono rilevanti in una prospettiva storica.


Figure 1. Maurizio Betta, Villa Atelier a Polpenazze, Lago di Garda, Italia, 1973 (Fotografia di Antonino Cardillo).

Figura 1. Maurizio Betta, Villa Atelier, Lago di Garda, 1973
(Fotografia di Antonino Cardillo, aprile 2007).



Che fare quindi? È legittimo che la DARC debba affidarsi a criteri oggettivi e pertanto, non disponendo di uno strumento legislativo che renda possibile la tutela diretta di un’opera contemporanea, l’unica via nello specifico sarebbe quella di stimolare una convergenza d’interesse della comunità scientifica verso l’opera e il suo architetto, nella (quasi disperata) speranza di riattivare la pratica presso la DARC prima dell’arrivo delle ruspe.

In tale ottica, propongo una breve interpretazione spaziale e linguistica dell’opera. I contenuti funzionali dell’opera fondono casa, uffici e una fabbrica tessile prefigurando il vissuto di una piccola comunità, emancipando così lo schema della villa monofamiliare. Ciascuna unità compositiva, individuata all’esterno da paratie inclinate, definisce ambiti strutturali e funzionali omogenei. Nelle reciproche relazioni esse individuano un sistema di masse plastiche cementizie dislocate sulla sommità di un pendio orientato verso il lago. Appaiono come gusci rovesciati a sezione trapezoidale, misurati all’interno dalle nervature dei contrafforti e rigate in orizzontale dalle veloci sequenze dei brise-soleil. Nessun infisso intacca la stereometria esterna dei volumi. Così facendo, la programmatica indipendenza tra vetrate e perimetro murario, scindendo il contenitore dal contenuto, realizza uno scarto tra spazio racchiuso e forma esterna; in queste zone interstiziali, realizzate da generosi patii coperti filtranti pioggia, sole e vento, avviene la fruizione esterna. In copertura rigogliosi giardini pensili si estendono su ampie vasche, contribuendo a isolare termicamente l’abitazione. La casa raggiunge così un naturale equilibrio climatico rendendo superfluo il condizionamento artificiale. Estesa per 150 metri quadrati, una piastra nervata unifica, caratterizzandolo, lo spazio interno della casa. Priva di strutture intermedie, possiede in sezione una campata di circa 12 metri. Sotto, i vari ambiti funzionali, pranzo, spazio di relazione e studio, sono contrassegnati dalle differenti quote del raumplan a pavimento.








RIFERIMENTI


P.BALDI, Trasmissione del Decreto di Vincolo DARC, Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per L’Architettura e L’Arte Contemporanee, 24 Oct 2007.

A.CARDILLO in Il Giornale dell’Architettura, no.53, Turin, Jul 2007, p.18.